La Posizione del Polpaccio

Sinossi:
Il romanzo segue le vicende di Tarcisio Borrelli, protagonista che si trova coinvolto in un’indagine dai risvolti oscuri e sorprendenti. Sullo sfondo di Torino – in particolare il Quadrilatero Romano – Borrelli viene prima trascinato dai suoi ricordi personali in Calabria, poi fa ritorno a una quotidianità torinese fatta di vicende lavorative e rapporti affettivi, tra cui spicca la relazione con Paola. Il mistero si dipana tra delitti efferati, messaggi criptici e una fitta rete di personaggi: il commissario Fusco, il professor Baudino e la sua famiglia, Dante Baudino, Bianca Foschi, Iolanda, Ivan, Caputo e don Serafino. Un luogo simbolo dell’incontro e della discussione è la Libreria dell’Accademia dello Stilnovo – circolo culturale e caffè letterario nel Quadrilatero – dove investigatori improvvisati e appassionati si ritrovano per confrontarsi su enigmi reali e letterari.
Il romanzo alterna l’indagine poliziesca alla riflessione filosofica e culturale, con dialoghi e situazioni che spaziano dalla ricerca della verità agli approfondimenti su Dante, Cecco Angiolieri e la letteratura italiana. Lo stile unisce il registro giallo a sfumature ironiche, introspettive e con richiami colti, restituendo un affresco moderno della città, della memoria e delle inquietudini contemporanee. La trama si snoda tra omicidi, misteri, amicizie e gelosie, in un percorso che costringe i protagonisti a interrogarsi sui legami familiari, sulle passioni, sul senso della giustizia e sul ruolo della cultura.
Incipit:
“La grossa motocicletta rossa ondeggiava armoniosa nonostante la mole, aggirando lieve le colline brulle del Marchesato. La sua andatura era levigata, la cadenza con cui danzava a ogni svolta quasi musicale. Il pilota manteneva il motore a gas costante, evitando nel contempo di sfiorare con la punta del piede il pedale del freno. Affrontava sicuro la sequenza di curve disegnate a caso dalla stradina di campagna, affidandosi alla propria perizia nel piegare il mezzo secondo movenze morbide e calibrate…”
Lettura primo capitolo
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S’I FOSSI FOCO
Nel cuore della letteratura italiana del Duecento, la relazione tra Dante Alighieri e Cecco Angiolieri si distingue per il costante gioco dialettico tra serietà e ironia, ideale e realtà. Dante, immerso negli studi filosofici e nell’amore stilnovista, era poeta della profondità e dell’ordine, sempre proiettato verso il divino e la ricerca della verità; Cecco, invece, incarnava la ribellione e la quotidianità, abile nel rovesciare le regole e prendersi gioco delle convenzioni, come mostra il suo celebre “S’i’ fossi foco”.
I due poeti si incrociarono spesso nei circoli letterari toscani, dove duelli di versi e sonetti erano occasione di confronto e scontro. Cecco non perdeva occasione per sfidare Dante con rime pungenti, mettendo in discussione la filosofia del poeta fiorentino e i valori della cultura cortese; Dante, dal canto suo, replicava con eleganza e distacco, lasciando che il valore delle proprie idee emergesse sia nei dialoghi reali che nei versi.
Questa relazione, fatta di contrasti e lampi d’intesa, ha contribuito a rendere vivo il paesaggio intellettuale del tempo; oggi ci invita a riflettere su come l’amicizia e l’alterco possano intrecciarsi e generare poesia, idee e cultura. L’incontro tra Dante e Cecco è davvero uno dei segreti del “Quadrilatero” della storia letteraria italiana: lì dove ogni passo solleva un interrogativo e ogni sguardo rivela un filo nascosto tra passato e presente.
INFORMAZIONI EDITORIALI
- Genere: Thriller
- Pagine: 212
- Anno: 2016


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